In arrivo la Google TV?

Simona Panseri, direttrice della comunicazione e public affairs di Google per l’Italia, in uno dei “panel discussion” del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia:

Il numero delle ricerche online degli utenti internet italiani effettuate attraverso dispositivi mobili, vale a dire smartphone e tablet, ha superato le ricerche inoltrate attraverso il desktop degli ormai classici personal computer, inoltre è cresciuto esponenzialmente il numero dei video caricati su YouTube attraverso i dispositivi mobili.

Dunque, dati alla mano, se dovessimo immaginarci il futuro prossimo delle web tv non possiamo prescindere dal mobile. Le tre parole d’ordine diventano, sempre come ha detto Simona Panseri, MobileLocalSocial.

Social: la fruizione dei contenuti televisivi e video torna ad essere di gruppo. L’atto in se resta individuale ma l’esperienza può essere condivisa linkando ciò che più ci è piaciuto sui nostri profili socialnetwork e socialmedia.

Local: i contenuti linkati tendenzialmente sono aderenti a ciò che accade nell’immediato territorio in cui si vive.

Ora che abbiamo le tre parole magiche non è detto che invocandole tutto si avveri. Se pensassimo che la rete sia una sorta di Far West in cui lanciarsi in una corsa all’oro senza regole ci sbaglieremmo di grosso, avverte Guido Scorza, avvocato, Dottore di Ricerca in Informatica Giuridica e Diritto delle nuove Tecnologie, docente presso il Master di Diritto delle Nuove Tecnologie della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna.

Antitrust ad esempio è una parola sconosciuta in internet. Un grande potere, ad esempio, è detenuto dai service provider che forniscono la banda. Il rischio, che potrebbe determinare il successo piuttosto che il fallimento di una nuova piattaforma televisiva online, è che il traffico internet per mancanza di banda venga facilitato verso una direzione piuttosto che un’altra (per l’utente si traduce in una lentezza maggiore nel caricare il contenuto di un’emittente piuttosto che di un’altra). “La vecchia guerra del telecomando – afferma Guido Scorza – potrebbe riproporsi, quella per cui essere tra i primi 9 canali della Tv tradizionale dava una maggiore visibilità”.

Non solo, ha aggiunto Scorza, anche la burocrazia pone un freno notevole allo sviluppo di start up online.

In tutto questo, Google si sta preparando a ricoprire un ruolo fondamentale: negli Stati Uniti è già una realtà la Google Tv che, attenzione, non è la tv di Google – precisa Simona Panseri – ma “ è Google che entra nella Tv”. Come? Con un motore di ricerca per i programmi e i contenuti televisivi. Google in sostanza, attraverso i propri algoritmi e alle proprie indicizzazioni, aiuterà a trovare e a fruire dei contenuti tv che stiamo cercando.

Negli Usa questo servizio è già attivo, in Europa si parla di 2012, dunque entro quest’anno ma per l’Italia non c’è ancora alcuna indicazione.

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